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GARGOYLE

Uscita: gennaio 2026

Editore: Sensibili alle foglie

ISBN: 979-12-81273-75-7

Pagine: 288

Gargoyle non è il classico romanzo sulla redenzione attraverso la cultura ed è in questo che risiede la sua potenza. Alfredo insegna italiano in carcere. Vi entra per trasformare, ne esce trasformato. In queste pagine non emerge il trionfo dell’eroe, bensì la realtà di vite come quelle di Ling, un ragazzo senza storia non preparato al mondo reale; di Damir che, con la sua ingenuità, restituisce a quell’ambiente la spensierata leggerezza di un mondo ideale; di Ernesto, boss dal codice d'onore antico, che lascia scivolare via la maschera per rivelare l’uomo, evidenziando il doloroso contrasto tra l'immagine che deve difendere e l'anima che nasconde. Il carcere diventa un palcoscenico di contrasti: luogo di proiezione e di impietoso smascheramento, ma anche spazio assurdo in cui ogni progetto sembra destinato a infrangersi. I detenuti vivono in una dimensione sospesa e regressiva, in una bolla temporale che isola e consuma. E in quella dimensione si mostrano liminali, alienati, figure spettrali che assumono sembianze singolari, ma anche sfacciatamente umane, deboli, ingenue. Nonostante tutto, nonostante le sconfitte, Gargoyle, nel finale amaro, trova la sua luce; la scrittura diventa non salvezza fisica ma unico atto possibile di testimonianza. Un libro doloroso, allegro, ironico, necessario che ci costringe a guardare negli occhi chi, di solito, preferiamo dimenticare.

Gargoyle

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Adnkronos
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Il Mattino
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Il Messaggero
Quotidiano di Puglia
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Quotidiano Nazionale

Con uno stile che alterna introspezione e cronaca del carcere, Vassalluzzo si fa portavoce di una comunità invisibile, trasformando la 'malinconia' dell'esperienza carceraria in un atto letterario di resistenza che assume risvolti teneramente allegri e che avvicina il lettore a un mondo ignorato, ritrovando la tre sbarre pur sempre un’umanità. (ADNKRONOS)

"L’autore trasforma la sua esperienza diretta di insegnante in una narrazione viscerale. Con uno stile che alterna introspezione e cronaca del carcere, Vassalluzzo si fa portavoce di una comunità invisibile, trasformando la "malinconia" dell'esperienza carceraria in un atto letterario di resistenza che assume risvolti teneramente allegri e che avvicina il lettore a un mondo ignorato, ritrovando la tre sbarre pur sempre un’umanità". (Il Messaggero)

"Si tratta di un romanzo corale in cui si intrecciano le azioni e le storie di Alfredo, del suo collega Sandro, dei detenuti che emergono dall’anonimato con azioni, a volte, disarmanti e che pone al lettore continui quesiti, instilla dubbi". (Il Mattino)

"Cosa accade quando la cultura varca la soglia di un carcere? È una missione di salvataggio o un atto di estrema crudeltà, che restituisce voce a chi è destinato a non essere ascoltato?" (Leggo)

"Scrivere questo romanzo diventa dunque un atto di eredità e di scuse verso chi ha perso tutto e verso vite che hanno preso direzioni impossibili da cambiare con la sola parola". (Il Gazzettino)

"Il dramma che segue non è romanzato né spettacolarizzato. Vassalluzzo sceglie un linguaggio asciutto, quasi cronachistico, che rende il dolore ancora più reale. Il carcere non appare mai come luogo di redenzione, ma come spazio sospeso tra attesa e perdita". (Appennino)

"Il tutto elaborato in una trama avvincente e assai ben costruita, nella quale i destini si intrecciano e la “redenzione”, se mai ci sarà, prende percorsi diversi da quelli attesi o forse sperati". (FRV News Magazine)

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I messaggi dei lettori

Puoi inviare il tuo messaggio a autore@alfredovassalluzzo.it

03/02/2026

Caro Collega, insegno Lingua Inglese in un CPIA della provincia di Roma, non ho mai insegnato in carcere né ci sono mai entrata, anche se nel mio CPIA c’è una sezione carceraria. Voglio ringraziarti con tutto il cuore per aver impiegato, immagino, tantissimo del tuo tempo per la stesura del libro e per aver condiviso le tue esperienze. Il libro è appassionante, coinvolgente, commovente e soprattutto “vero”. Quelle cose da “fuori” si possono immaginare, ma così riferite nei dettagli… sono ben altro! Il modo in cui descrivi come piano piano, giorno per giorno, con immensa fatica e tanti momenti di crisi provi a entrare in contatto con gli allievi per “dar loro qualcosa”, in mezzo agli innumerevoli ostacoli burocratici ed organizzativi, oltre alle loro difficoltà personali, è di un’umanità travolgente. Come docente, capisco la difficoltà estrema di una classe così eterogenea e che appartiene proprio “ad un altro mondo”! Con immensa stima, ti invio i più cordiali saluti. Maria Antonietta Marghella  

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